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Alla marcia per la pace
Anche quest'anno delegazione e Gonfalone presenti in Umbria


di Gianpaolo Charrère


C'era anche quello di Aosta tra i gonfaloni che domenica 11 settembre hanno animato, con i loro colori, la Marcia Perugia-Assisi per la Giustizia e la Pace. Il simbolo ufficiale della Città era condotto, in terra umbra, da una delegazione del Consiglio comunale, formata da Giuliana Ferrero e Stefano Borrello. Il 27 luglio la massima assemblea cittadina aveva approvato una mozione di indirizzo, con la quale impegnava la Giunta ad aderire al Comitato promotore della sesta Assemblea dell'Onu dei Popoli e alla Marcia per la Giustizia e la Pace. Un'iniziativa che segue la linea inaugurata nel 1995, anno della prima partecipazione ufficiale. Il Comune di Aosta ha deciso anche uno stanziamento di seicento euro, per sostenere i progetti portati avanti dal Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, dalla Tavola Rotonda della Pace, dalla Coalizione Italiana contro la povertà e dalla Campagna Onu del Millennio "No excuse 2015". Queste iniziative promuovono la cultura dell'istruzione elementare universale, l'uguaglianza delle donne, e si sforzano di limitare la mortalità infantile e la salute delle madri. Le iniziative mediche messe in campo hanno l'obiettivo di combattere l'Aids e la tubercolosi, una malattia curabile che ancora oggi miete vittime nei Paesi più poveri, e la malaria, altra piaga delle nazioni meno sviluppate.ott05-pag15
La Marcia della Pace Perugia-Assisi è nata 44 anni fa dall'intuizione di Aldo Capitini, filosofo pacifista. Nella prima edizione, nel lontano 1961, alla Marcia partecipò un migliaio di persone, suscitando già allora molto scalpore, dal momento che quasi nessuno si aspettava una simile adesione. Così ricordava quegli anni il pensatore non violento: "Quando, nella primavera del '60, feci a Perugia insieme con amici un bilancio delle iniziative prese e di quelle possibili - si legge nel libro di Piergiorgio Giacchè "Capitini, opposizione e liberazione" - vidi che l'idea dela marcia, soprattutto popolare e regionale, piacque". "La Marcia - hanno scritto i promotori 44 anni dopo, in una lettera aperta - ha tre slogan e un obiettivo. Gli slogan sono: "Mettiamo al bando la miseria e la guerra. Riprendiamoci l'Onu. Io voglio. Tu puoi. Noi possiamo". Nell'anno dell'acceso dibattito sulla riforma dell'Onu, l'obiettivo è dare voce a quanti si battono per un cambiamento radicale della politica estera e di difesa mondiale e per dare all'Italia un governo di pace. Le iniziative dei pacifisti non si sono limitate alla Marcia, che in tutti questi anni ha raggiunto notorietà di livello mondiale. Il 12 ottobre 1986 fu fondato a Perugia il "Coordinamento Nazionale degli Enti Locale per la Pace", un'associazione che riunisce Comuni, Province e Regioni. Gli obiettivi di quest'organizzazione sono "l'impegno costante a favore della pace, della solidarietà e della cooperazione internazionale". Il 13 gennaio del 1996 fu la volta della "Tavola della Pace", nata per dare vita al "confronto tra chi lavora in questo campo nel nostro paese".
Ne fanno parte centinaia di associazioni, laiche e religiose, ed Enti locali di tutte le regioni italiane. Secondo i promotori, "l'utilità della "Tavola" dipende anche dalla capacità di attivare e alimentare dei processi, e non solo realizzare degli eventi di grande richiamo.

Il Consiglio conferma la fiducia al Presidente

Il presidente del Consiglio comunale Renato Favre rimane al suo posto. Sono state respinte, con votazione segreta, due mozioni di sfiducia presentate dalla minoranza nell'ultima seduta dell'assemblea cittadina. La richiesta delle dimissioni era arrivata dopo la conferma in appello di una sentenza pronunciata dalla Corte dei Conti, che ha condannato Favre a risarcire al Comune 6 mila 818 euro e 66 centesimi. Si tratta di una vicenda di permessi retribuiti senza diritto, nel periodo (1997-2000) nel quale era Assessore al Turismo, Sport e Commercio.
La prima mozione era stata presentata da Roberto Louvin (Aosta Viva), Clotilde Forcellati (Verdi) ed Enrico Bich (Alé Vallée). "Favre, oltre a rappresentare il Consiglio, è garante della regolarità delle funzioni e del pagamento delle indennità" avevano scritto. La mozione è stata respinta con 19 voti contrari, 8 favorevoli e due schede bianche. L'altra mozione era stata presentata da Ettore Viérin (Forza Italia) che riteneva "inopportuna" la nomina di Favre, e aveva chiesto a tutto l'ufficio di Presidenza di dare le dimissioni. La richiesta è stata respinta con 26 voti contrari, 2 favorevoli e 1 scheda bianca. "Sono a posto con la mia coscienza - ha detto Favre - è stato solo un problema di interpretazione delle regole, non toccava a me tenere ordine nei permessi".