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Una finestra sul mondo dell'immigrazione valdostana
Una pubblicazione frutto del lavoro di diversi autori


di Silvia Savoye


Aquesti uomini che vengono strappati alla loro terra, alla loro famiglia, alla loro cultura, viene richiesta soltanto la forza lavoro. Il resto, non lo si vuole sapere. Ma il resto è molto¿".
Proprio a questo "resto", cui fa riferimento lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun, guardano quotidianamente le diverse figure professionali che hanno collaborato alla realizzazione della pubblicazione, "Intrecci di culture. I processi di inserimento degli immigrati stranieri in Valle d'Aosta", presentata ufficialmente lo scorso primo settembre in occasione della prima riunione del Consiglio territoriale per l'Immigrazione della Valle d'Aosta.
Il volume, curato da Donatella Jeantet, coordinatrice del Centro Comunale Immigrati Extracomunitari, rappresenta il primo tentativo in ambito regionale, di aprire una finestra sul mondo dell'immigrazione per analizzarne gli elementi più significativi e per portare alla luce i percorsi di inserimento degli stranieri e la cultura di accoglienza che la comunità valdostana ha saputo sviluppare nei confronti dei migranti.
Nelle oltre 90 pagine, le diverse figure professionali che quotidianamente lavorano, con e per gli immigrati, offrono spunti e riflessioni, presentano servizi e logiche di impostazione.
Ne emerge un quadro ampio ed articolato, in cui in molti, addetti ai lavori o no, potranno trovarvi utili spunti o preziose informazioni per avvicinarsi al mondo dell'immigrazione extracomunitaria valdostana.ott05-pag13
La presenza degli immigrati stranieri extracomunitari ha conosciuto un sensibile incremento in Valle d'Aosta nell'arco degli ultimi dieci anni, passando dai 770 immigrati presenti nel 1993 ai 3117 del 2003. All'inizio degli anni novanta si registrava un flusso migratorio caratterizzato da una presenza prettamente maschile in cerca di occupazione. Successivamente, in seguito a trasformazioni sociali, politiche ed economiche, si è intensificato l'arrivo in Valle d'Aosta, di donne, adolescenti e bambini che hanno ricomposto intere famiglie e sviluppato una forte tendenza alla stabilizzazione della permanenza.
Il territorio ha dovuto quindi nel tempo affrontare bisogni e necessità differenziate di inserimento sociale, rispondendo ai sempre nuovi e complessi interrogativi, come quelli posti da donne immigrate giunte tramite il ricongiungimento familiare o arrivate in risposta ai bisogni di cura e collaborazione domestica di molte famiglie valdostane, o quelli dei minori, per i quali l'incontro con la scuola rappresenta un momento di confronto/scontro con la nuova realtà.
Attenta alle trasformazioni avvenute, la nostra regione ha saputo nel tempo diversificare i servizi, approntare nuovi strumenti e formare nuove figure professionali.
La mediazione interculturale, nata in Valle d'Aosta nel 1999 con il progetto Cavanh, è in questo quadro uno dei punti di forza della politica di inserimento dello straniero avviata nel nostro territorio. Finalizzata a favorire l'incontro e creare un punto di contatto fra culture diverse, la mediazione interculturale si è rivelata estremamente utile nel settore socio-sanitario e scolastico, senza limitare però la sua azione a questi soli ambiti.
Con l'avvio del progetto Cavanh è nato in Valle d'Aosta anche un primo gruppo di lavoro interistituzionale, di cui attualmente fanno parte rappresentanti di diverse istituzioni, delle parti sociali, delle cooperative sociali nonché delle stesse associazioni di immigrati, che ha avuto il merito di portare a dialogare e far lavorare in rete diverse professionalità.
Dialogo, confronto e collaborazione indispensabili alla crescita e allo sviluppo della società civile e di cui il volume "Intrecci di culture" rappresenta un tassello.