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La città creativa che non ti aspetti
Aosta in una ricerca sociologica: fantasia nel turismo, sport e cultura

di Gianpaolo Charrère

C ott04-pag08osa mai accomuna Aosta, due metropoli come Milano e Roma, una capitale del turismo mondiale come Firenze e un centro dinamico e giovane come Bologna?
Tutte quante hanno come comune denominatore la vita e il lavoro all'insegna della creatività, intesa come capacità di trovare nuove strade e di "cambiare pelle".
La notizia giunge da una ricerca condotta dal dipartimento di sociologia dell'università "La Sapienza" di Roma, presieduta da Domenica De Masi, sociologo conosciuto al grande pubblico per le sue apparizioni televisive. Il capoluogo valdostano brilla per quello che ha saputo mettere in mostra nel settore post- industriale del turismo e dei servizi creativi, culturali e sportivi. Il sociologo napoletano e i suoi collaboratori hanno preso in esame i dati Istat (basati anche sull'ultimo censimento dell'Industria e dei Servizi), rielaborando i freddi numeri che fotografano dieci anni tumultuosi tra il 1991 e il 2001 secondo parametri particolari: quelli di Richard Florida, professore universitario della Carnegie Mellon di Pittsburgh, negli Stati Uniti. La ricerca parte dal concetto che il mondo occidentale è cambiato con il mutare dell'organizzazione del lavoro. Secondo lo studioso americano, "il sistema della grande industria aveva prodotto società composte da masse di operai e da un certo numero di manager che li dovevano governare attraverso l'organizzazione del lavoro, tanto invadente - sostiene Florida - da influire pesantemente sulla struttura stessa della città". I mutamenti che hanno portato all'incremento dell'importanza dei servizi "e soprattutto la ricerca continua dell'innovazione come fattore competitivo determinante" dice ancora il ricercatore statunitense, ha favorito "trasformazioni anche impensabili". I nuovi anelli forti della catena, il patrimonio umano da non perdere, sono diventati i creativi, intesi come "persone impegnate a trovare soluzione di problemi complessi, che richiedono una notevole dose d'indipendenza di giudizio e un forte capitale culturale e umano". Nella ricerca condotta negli Stati Uniti l'insieme di queste persone è trattato alla stregua di una vera e propria classe sociale.
Un ritratto che, almeno nei suoi tratti principali, si sposa bene alla realtà aostana, passata da polo industriale a cittadina impegnata nella rincorsa alla vocazione turistica e dei servizi. Un processo che ad Aosta è cominciato all'inizio degli anni '80, ma con effetti che si sono fatti sentire in tutto il decennio successivo. La domanda che si è fatto De Masi, copiandola da Florida, è: "dove vanno i creativi?". Ad Aosta sembrano essercene molti, visto che gli addetti del post-industriale fanno segnare un + 38,8 per cento nei servizi ricreativi, e un +31,3 per cento nel turismo.
Aosta è stata giudicata come una delle cinque città più creative, di "livello alto". A metà strada ci sono Cagliari, Trieste, Venezia, Trento e Genova, nel medio basso un nutrito gruppo formato da Torino, Perugia, Palermo, Capobasso, Catanzaro, L'Aquila e Potenza. In coda ci sono Ancona, Napoli e Bari. Un fatto sorprendente, se si considera che un tempo le località di mare, con una forte attività portuale, erano considerate più propense a favorire la creatività e gli scambi culturali.
Secondo Richard Florida "la creatività non è una funzione che si accende e si spegne come un interruttore, non può essere inquadrata in orari e tempistiche troppo costrittive. Lo stile di vita del creativo induce a negare una netta distinzione tra lavoro e tempo libero; l'uno e l'altro sono apprezzabili se rivelano esperienze che alimentano la creatività. Gli stili di vita dei creativi si riassumono in un'appassionata ricerca di esperienze".