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IL CONSIGLIO COMUNALE APPROVA I PACS
Accolta una mozione in favore delle unioni civili

Il Consiglio comunale ha messo nero su bianco il suo "si" ai Pacs, i patti di civile solidarietà. Lo ha fatto a febbraio, discutendo e approvando una mozione proposta dai consiglieri Giuliana Ferrero, Giovanni Girardini e Antonio Crea. Il punto di riferimento è quello dei "Pacs" alla francese, e l'obiettivo è quello di dare impulso, a livello nazionale, all'approvazione di una legge sulle unioni civili. In Francia, i "Pacs" sono stati adottati nel 1999, e questo tipo di patto tra persone che convivono stabilmente è stato adottato, all'inizio, soprattutto dalle coppie gay.
Ora questa forma di unione giuridica coinvolge sempre di più coppie eterosessuali, che in qualche caso arrivano poi al matrimonio. I vantaggi sono anche di tipo pratico. In caso di morte o di abbandono del domicilio di uno dei due conviventi, l'altro ha diritto di subentrare nell'affitto. Se uno dei compagni si ammala o muore, scatta il diritto ai giorni di congedo dal lavoro.
È prevista l'estensione dei diritti collegati alla Previdenza sociale. La mozione è stata approvata con 25 voti favorevoli, 1 contrario (Giuseppe D'Alessandro della Stella Alpina) e quattro astenuti (Stefano Borrello e Flavio Serra della Stella Alpina,
Ettore Viérin di Forza Italia e Tonino Zafettieri dei Ds). mag06-pag04
La mozione impegna la Presidenza del Consiglio "a inviare il testo ai presidenti di Camera e senato e alla Commissioni parlamentari, al fine di sollecitare il Parlamento italiano a discutere una legge sulle unioni civili che mantenga la sostanza dei Pacs alla francese". L'impegno non è solo rivolto a Roma, ma anche alle questioni amministrative del Comune di Aosta. Il documento approvato dall'Assemblea civica da mandato "al Consiglio, alle sue Commissioni e alla Giunta di monitorare con cura, nell'ambito delle rispettive competenze, i regolamenti e le delibere al fine di verificare l'assenza di discriminazioni rispetto a ogni forma di convivenza e rispetto di orientamenti sessuali delle cittadine e dei cittadini".
Nel testo della mozione, di legge che "questo adeguamento non deve necessariamente giungere a una equiparazione assoluta, sotto il profilo degli effetti, delle coppie di fatto al matrimonio, ma portare all'adozione di una formula ispirata al modello dei Pacs francesi". Nel documento, viene anche ricordato che "il Parlamento europeo ha più volte sollecitato gli Stati membri che non vi abbiano già provveduto ad adeguare le proprie legislazioni al fine di riconoscere legalmente la convivenza al di fuori del matrimonio indipendentemente dal sesso". Viene citata anche una presa di posizione della Corte Costituzionale, che "individua nella famiglia fondata sul matrimonio una dignità superiore, in ragione di caratteri di stabilità e di certezza e della corrispettività dei diritti e dei doveri che nascono soltanto dal matrimonio".
Allo stesso tempo, però, la Corte Costituzionale "riconosce anche la legittimità del Parlamento ad adottare soluzioni diversificate per la famiglia fondata sul matrimonio e per la famiglia di fatto, permettendo quindi l'adeguamento della legislazione italiana alle richieste dell'Unione europea".
La mozione approvata dal Consiglio comunale fa riferimento anche alla legge regionale, approvata nel maggio del 1998. Viene citato il primo articolo di questa legge, che afferma come la Regione ai fini dell'applicazione della presente legge, riconosce come "formazione sociale primaria e soggetto di fondamentale interesse pubblico la famiglia comunque formata, fondata su legami socialmente assunti di convivenza anagrafica, di solidarietà, di mutuo aiuto, di responsabilità nella cura delle persone che la compongono e nell'educazione dei minori". I diritti previsti dai Pacs prevedono - prosegue la mozione - "l'assistenza in ospedale e l'accesso alle informazioni sanitarie che riguardano il partner, la scelta del regime patrimoniale e il riconoscimento della successione legittima (eredità), il diritto al lavoro (inserimento nelle graduatorie occupazionali o in categorie privilegiate di disoccupati o ancora in pubblici concorsi), e la disciplina fiscale e previdenziale (reversibilità della pensione)".

Gianpaolo Charrère