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Volti d'Oriente ad Aosta

Le peculiarità socio-culturali della comunità cinese


di Valeria Incoletti*


Dopo aver approfondito, nelle scorse edizioni, gli aspetti legati alla migrazione di provenienza dai paesi dell'America Latina e del Maghreb ci dedichiamo ora alla più piccola fra le comunità presenti nella nostra città: quella cinese. In Valle d'Aosta, i Cinesi residenti sono sessanta, di cui diciotto abitanti ad Aosta. Molti di loro lavorano come scalpellini, nella ristorazione, come venditori ambulanti nei mercati o nel commercio al dettaglio e all'ingrosso. La maggior parte dei cinesi residenti in Italia proviene dalla provincia del Zhejiang, nella Cina sud-orientale, in particolare dalla zona della fiorente città di Wenzhou. I principali motivi di emigrazione sono solitamente la ricerca di lavoro e il ricongiungimento familiare. La lingua comunemente usata dai cinesi in Italia è il dialetto della propria provincia. La mancanza di istruzione di molti cinesi adulti, dovuta alle difficili condizioni socio-politiche dell'epoca in cui sono cresciuti, rende ancora più difficile l'apprendimento della lingua italiana, l'integrazione e la comprensione di leggi e iter burocratici. Questo può contribuire alla percezione, da parte degli italiani, delle comunità cinesi come isolate e autoreferenziali, il che è vero solo in parte. La famiglia è sì la cellula minima per la cultura cinese (che non concepisce una società costruita sul singolo), fondamenta della società e punto di riferimento sicuro per tutti i suoi appartenenti, ma è anche vero che le relazioni sociali, le guanxi, cioè le conoscenze nell'ambito lavorativo e sociale, sono considerate importantissime sia per la riuscita economica che per la vita di tutti i giorni. La difficoltà della comunità cinese a inserirsi nel tessuto sociale italiano sembra esser più probabilmente da imputarsi a difficoltà oggettive nella comunicazione e nelle lunghe ore di lavoro giornaliere.giu05-pag15
Nel mio lavoro, seguo stabilmente alcune famiglie cinesi nel loro rapporto con le istituzioni locali, nelle scuole, nei servizi socio-sanitari territoriali e negli ospedali.
Il lavoro nelle scuole comprende la comunicazione scuola-famiglia, l'inserimento dei bambini nella nuova realtà e il supporto nell'apprendimento dell'italiano. Il rapporto fra genitori e scuola è generalmente positivo: in Cina il valore dato alla scuola è altissimo, gli studenti sono spronati dai genitori ad impegnarsi al massimo delle loro capacità per poter essere ammessi alle scuole migliori, garanzia di un futuro sereno. I bambini cinesi sono quindi, generalmente, molto diligenti, pieni di risorse per superare ostacoli linguistici non indifferenti, dovendo passare da un sistema di scrittura ideografico ad uno alfabetico. Alcune difficoltà si riscontrano talvolta nel momento in cui si richieda un maggior coinvolgimento dei genitori nelle attività scolastiche, poiché in Cina l'autorità dell'insegnante è indiscutibile e i genitori si limitano ad affidare con fiducia i propri figli alla scuola, da cui ci si aspetta severità e competenza.
Qualche difficoltà in più si incontra in Maternità e nei consultori: la scarsa conoscenza della lingua italiana, unita al forte autocontrollo nell'esternare sentimenti ed emozioni, rendono difficile per gli operatori ospedalieri interpretare le reazioni delle partorienti, che non esprimono liberamente il dolore e spesso non permettono di accorgersi di quanto soffrano. Dopo il parto, inoltre, in Cina le donne osservano un periodo di riposo non inferiore a un mese, in cui rimangono a lungo a letto, mangiano cibi leggeri e nutrienti ed evitano di uscire a capo scoperto, poiché la medicina tradizionale cinese imputa alla non osservanza di questi accorgimenti l'insorgere, col passare degli anni, di malattie reumatiche, problemi alla circolazione ed obesità. Le visite per il controllo del neonato e della madre nei primi mesi dopo il parto sono quindi vissute come una forzatura, anche se per il bene del bambino raramente vi si sottraggono, nonostante poche famiglie possiedano un auto.

*Mediatrice interculturale