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Pedibus, il successo delle vecchie, buone abitudini

Genitori, bimbi e insegnanti apprezzano lo "scuolabus a gambe"


di Gianpaolo Charrère

Ore 7,45 del penultimo giorno di scuola, mercoledì 8 giugno. In corso Saint-Martin-de-Corléans, di fronte alla caserma degli alpini, si sta formando un gruppo di bambini e adulti. Arriva un'auto, scende un altro bimbo, che si unisce ai suoi coetanei. Benvenuti a una delle fermate del "Pedibus", il primo servizio di trasporto senza motore, non inquinante e (a quanto dicono i piccoli utenti) anche divertente. La filosofia è: ragazzi, si va a scuola a piedi, anche se accompagnati dagli adulti. L'arrivo dell'estate e la fine dell'anno scolastico chiudono un periodo di sperimentazione basato sul ritorno alle origini, anche se rivedute e corrette per venire incontro alle moderne esigenze di sicurezza. Per qualche mese due classi di scuola media di piazza San Francesco e quattro sezioni delle elementari del quartiere Cogne e dell'Einaudi hanno fatto da apripista a un progetto "anti-auto" (o meglio contro l'uso indiscriminato di questo mezzo), che ha coinvolto chi ancora non ha la patente, ma può diventare un perfetto testimonial per gli adulti. La scuola del Quartiere Cogne ha proseguito la sperimentazione fino agli ultimi giorni di lezione. Il comune aveva affidato il coordinamento alla cooperativa "Noi e gli Altri". Le buone vecchie abitudini, nonostante l'arrivo del terzo millennio, non sembrano dunque tramontate. Ai bimbi, videogiochi o no, piace ancora camminare e fare qualcosa in gruppo, chiacchierando e ripassando la lezione. giu05-pag12
Nicole è una delle bimbe che, nella mattina dell'8 giugno, stava aspettando di partire verso la scuola a bordo dello "scuolabus a gambe". "Mi diverte cominciare la giornata in questo modo - dice - possiamo chiacchierare, in macchina non fai in tempo a partire che sei già arrivato. Poi - scherza, ma non troppo - anche i nostri genitori riescono ad essere puntuali per il lavoro. Io l'anno prossimo sarò alle medie, spero che anche lì ci sarà il Pedibus". Con i bimbi c'è Barbara Polpavetto, un'insegnante. "I risultati sono stati molto buoni - dice - è un progetto in cui abbiamo creduto e che abbiamo portato avanti. All'inizio pensavamo che ci potessero essere genitori perplessi. Invece le reazioni sono state positive". Una mamma ha appena portato il figlio fino alla fermata del "Pedibus". "E' la prima volta che capita di mattina - dice - di solito utilizzavo questo servizio al pomeriggio. Credo che sia importante soprattutto per le bimbe e i bimbi più grandi, che rischiano di fare brutti incontri andando per strada da soli".
L'idea del progetto "A scuola da soli, per una mobilità sicura nella città di Aosta" è nata da una collaborazione con la Cooperativa Sociale "Centro Studi Prospettive" di Como, una delle associazioni della Rete "La città possibile - Ecologia urbana e cittadinanza attiva". Si parte da uno slogan forte, quello della "Visione Zero". La filosofia è stata sviluppata dal 1997 in Svezia, prendendo a prestito il mondo del traffico aereo: stop al pensiero che morti e feriti sulle strade siano un fatto inevitabile, ma agire per azzerare i dati. Il "Pedibus" è uno di questi atti concreti, con i genitori che possono lasciare i figli in punti di aggregazione sicuri, con partenza in gruppo (sorvegliati da adulti) verso la scuola. Le fermate del Pedibus edizione 2004/2005 erano quattro, e in alcuni casi si è superato il numero di trenta utenti. Il progetto non ha puntato solo sulla pratica, ma anche sulla teoria. Prima di cominciare ad andare a scuola a piedi, gli alunni hanno fatto un corso di formazione, di due ore la settimana. Sono state usate anche proiezioni video. Non sono mancate vere e proprie "uscite sul territorio", per confrontarsi con il traffico reale di tutti i giorni. Alla fine i bambini hanno ricevuto la "Patente del buon pedone".



A scuola di radio

Alla fine di maggio si è concluso il progetto sperimentale "Laboratorio radiofonico per studenti", attivato su iniziativa dell'Assessorato alle Politiche culturali presso la scuola media "Saint-Roch". All'iniziativa hanno aderito complessivamente sedici studenti delle classi seconde e terze, svolgendo le attività proprie di chi lavora in un'emittente radiofonica: giornalisti, conduttori e programmatori musicali.
Durante i vari incontri di formazione in cui sono stati coinvolti, gli allievi della "Saint-Roch", oltre a ricevere le nozioni basilari di dizione e di tecnica giornalistica e radiofonica, hanno prodotto in prima persona alcuni programmi, imperniati su giornali radio locali, con le notizie di interesse per i più giovani, interviste e molta musica, secondo una "hit parade d'istituto". Questi spazi, intitolati "Radio Zai.net" (dal nome del mensile realizzato da "Mandragola Editrice", partner tecnico per l'attuazione di questo progetto), sono andati in onda su "Radio Monte Rosa".