giu04-pag07

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Il decreto Bersani cambia il commercio cittadino
La liberalizzazione aumenta il numero di negozi, ma calano gli alimentari

di Gianpaolo Charrère

Agiu04-pag07nche ad Aosta si è fatto sentire l'effetto del decreto Bersani, che dal 1998 detta le regole del commercio. Lo snellimento delle procedure amministrative per l'apertura di nuovi negozi, soprattutto nel settore non alimentare, sembra alla base della crescita dei numeri assoluti registrati tra il 1997 e il 2002. Secondo lo studio compiuto dall'ufficio statistica comunale, in questo lasso di tempo il numero di esercizi commerciali è salito da 734 a 810. 'L'aumento delle attività commerciali in sede fissa - si legge nella relazione, disponibile anche su internet attraverso il sito www.comune.aosta.it - è verosimilmente dovuto all'entrata in vigore del Decreto Bersani'. Il collegamento è reso ancor più evidente se si esamina l'andamento di anno in anno: l'aumento più marcato è stato registrato tra il 1997 e il '98, con un più 7,5 per cento.
Il commercio ad Aosta ha comunque cambiato pelle. I negozi alimentari sono andati in picchiata (meno 15 per cento), mentre a lievitare è stato il settore non alimentare (+ 13,3 per cento) e soprattutto quello misto, che ha fatto un balzo considerevole del 255,55 per cento. In cinque anni gli alimentari sono scesi da 172 a 161. I negozi di abbigliamento e le pelliccerie sono aumente dal 128 a 133. Nel capoluogo ci sono anche 41 esercizi specializzati nella vendita di mobili, articoli tessili e arredamento per la casa, 30 che operano nel settore della radio, tv e informatica, 28 nella foto ottica, 35 nei generi casalinghi e 25 nell'utensileria per la casa e la ferramenta. Sono ben rappresentati anche i negozi che vendono prodotti di profumeria (37) e le cartolerie e le edicole (49).
Nella relazione che riassume lo studio è pubblicato anche un grafico che 'evidenzia come l'andamento delle attività commerciali relative ai negozi tradizionali fino a 250 metri quadrati (esercizi di vicinato) sia in costante crescita'. Per quanto riguarda le attività con superfice tra 250 e 1500 metri quadrati 'non si registrano incrementi rilevanti. Non sono presenti attività commerciali comprese tra 1500 e 2500 metri quadrati è c'è solo un grande magazzino oltre i 2500 metri quadrati'. Secondo l'interpretazione dei consulenti dell'ufficio statistica 'questo aspetto può dipendere dalla circostanza che, con l'entrata in vigore del decreto Bersani, l'apertura degli esercizi di vicinato è subordinata a una semplice comunicazione, mentre l'apertura di medie e grandi strutture di vendita risulta sottoposta a un regime autorizzato, tra l'altro connesso a vincoli di carattere urbanistico e commerciale'.
Un discorso a parte meritano i pubblici esercizi, suddivisi in tipologia 'A' (ristoranti), 'B' (Bar) e 'C' (Bar e ristoranti con intrattenimento all'interno). 'Per quanto riguarda le prime due tipologie - è riportato nella relazione - non si registrano incrementi o decrementi rilevanti in quanto le autorizzazioni dei pubblici esercizi risultano sottoposte a contingentamento numerico.
Le lievi variazioni che si riscontrano sono dovute a sospensioni temporanee di alcune autorizzazioni e alla riattivazione di altre, precedentemente sospese'. A schizzare in alto (+166,7 per cento) è stata la terza tipologia, visto che 'il rilascio d'autorizzazione amministrativa è liberalizzato e non sottoposto ai vincoli di contingentamento numerico'.
Per quanto riguarda la distribuzione degli esercizi commerciali sul territorio aostano, la ricerca statistica ha evidenziato che 'il maggior numero di pubblici esercizi è concentrato nella zona 1, Aosta Centro e nella zona 2 Aosta ovest'.