feb06-pag15

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Volti dell'immigrazione: le badanti sudamericane
PUn'inchiesta ne traccia il profilo


di Miguelina Baldera Santana e Richard Silverio*


I l tema dell'assistenza domiciliare è ormai di interesse preminente nelle politiche immigratorie del nostro paese, se è vero che una buona quota degli ingressi per lavoro è ormai sistematicamente riservata a quei cittadini extracomunitari - generalmente donne - che si occupano della cura degli anziani. In tal modo, abbiamo pensato di analizzare più da vicino le protagoniste di questo fenomeno per offrire uno "spaccato" su una realtà anche valdostana e per dare un ritratto il più possibile ampio delle cosiddette "badanti" che operano nelle famiglie valdostane intervistando una trentina di donne provenienti dal Sudamerica che lavorano nel settore.
Il quadro che ne risulta è variegato, ma con diverse costanti che si ripropongono nella quasi totalità dei casi. Apprendiamo così che in genere le assistenti domiciliari che operano in Valle d'Aosta sono nella regione da diversi anni, e che sono giunte qui con lo scopo di aiutare i mariti rimasti in patria - generalmente privi di occupazione - e per offrire ai figli una buona educazione scolastica; il legame con il proprio paese rimane comunque molto forte, anche perché pressoché tutte le assistenti domiciliari intervistate hanno espresso la volontà di voler tornare un giorno a casa propria per iniziare attività economiche che rendano autosufficiente la famiglia, punto di riferimento fondamentale sul quale si basa la scelta migratoria di queste donne. feb06-pag15
Il desiderio di ricostituire - magari temporaneamente - anche in Italia la propria famiglia si scontra con le difficoltà, a volte insormontabili, che sorgono quando si vuole procedere nella richiesta di ricongiungimento familiare perché, proprio a causa del tipo di lavoro che si trovano a svolgere le assistenti domiciliari, impiegate ventiquattro ore al giorno, non avrebbero tempo per curare i propri figli e la propria famiglia. In molti casi le badanti che hanno effettuato il ricongiungimento familiare sono state costrette a smettere di lavorare, a svolgere lavori saltuari nel tempo libero e a dover dipendere totalmente dal lavoro del marito - generalmente lavori di basso profilo e a basso salario -, perpetuando in tal modo la condizione di indigenza nella quale già si trovavano in patria, con l'aggravante del fatto di essere in un paese straniero.
Molto interessante è stato anche capire gli stati d'animo, l'aspetto emotivo, il vissuto profondo delle donne intervistate. La non perfetta comprensione della lingua - oltre ad essere un altro elemento di esclusione dalla vita sociale - è spesso anche una delle cause delle difficoltà nel mondo del lavoro. E' emerso che le sensazioni delle assistenti domiciliari sono di forte esclusione, dovuta alla tipologia di lavoro, alla carenza di informazioni su un paese e una cultura che non sono le proprie, alla mancanza di luoghi di aggregazione e di incontro che fanno sì che le badanti siano spesso costrette, soprattutto durante il periodo invernale, a trascorrere il proprio tempo libero in compagnia degli anziani che devono accudire. Altrettanto importante è la difficile situazione emotiva che si trovano ad affrontare le badanti nei casi di decesso delle persone delle quali si prendevano cura; persone con le quali a volte avevano convissuto per molti anni e con cui si era instaurato un rapporto affettivo che andava oltre il semplice aspetto lavorativo.
Comune alla totalità delle assistenti domiciliari è la sensazione di sfruttamento che deriva dal dover passare tramite agenzie che propongono contratti considerati 'anomali' e visti come una necessità non gradita, mentre a volte i buoni rapporti che si instaurano con le famiglie delle persone assistite permettono di trattare direttamente con i datori di lavoro con sicura soddisfazione di entrambe le parti.


*Per l'Associazione donne latino-americane "Uniendo raices"