feb04-pag15

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Cinquantatre anni fa, al quartiere Cogne ...
I ricordi di una delle prime alunne della scuola

di Maria Grazia Vacchina

QL'insegnante Teresa Farinet Bionaz e la sua classe al quartiere Cogne nel 1951uel 28 gennaio 1951, discesa dalla collina sotto la neve, c'ero anch'io tra gli alunni della Scuola del "Quartiere Cogne", commossi per l'inaugurazione davanti alle autoritÓ: fiocco, appiattito dal cappuccio, tra i boccoli, vestita con pizzi e ricami di casa, ma sopra un cappottone appena aperto...
Ero da pochi mesi arrivata in Valle dalla pianura, seguendo mio padre carabiniere; francese e montagne mi intimidivano ancora. Ma non ne volle sapere la Maestra Teresa Farinet Bionaz, che affid˛ proprio a me (col pretesto della mia "r" francese) la recita della poesia di ringraziamento all'Assessore Berthet (che fatica trovarlo per l'inchino, sapendo solo che aveva una barba bianca...).
La mia Maestra! Che maga dell'accoglienza, dell'integrazione, della solidarietÓ, oggi codificate per la scuola ma meno praticate. Mi prendeva da parte, dopo le lezioni, per insegnarmi a scrivere e a parlare francese, portandomi anche tra le sue vigne di Saint-Martin. Come avrei potuto deluderla, non innamorarmi di una lingua peraltro cara a mio padre, anche se la nostalgia mi faceva parlare novarese tra i banchi? Un filo forte, allora, la langue maternelle, che univa chi aveva radici in Valle e chi le cercava, senza antitesi con l'italiano.
Noi, bambini "de Sen-Marteun", frazioni alte, avevamo cambiato spesso scuola: dalle "Casermette", al "Centro" e, poi, "la Nostra" , anche se del Quartiere Cogne. Ci sentivamo fortunati, avendo anche il papÓ-maestro Gerbelle che ci raccoglieva tutti, avanti-indietro quattro volte al giorno e per un buon tratto, dandoci il tempo di giocare (proprio sul prato dove sorge l'area megalitica: che bello sul ghiaccio!), con la scusa di una buona fumata, senza mai farci arrivare un minuto in ritardo.
Due Maestri, quelli, che educavano anche senza titolo e merito, e noi ci sentivamo sostenuti e fieri, e, se cambiavamo classe, ci seguivano ancora, come genitori di elezione: autorevoli e tutelanti. Ci sentivamo tutti valdostani, a scuola e tra famiglie contadine che facevano dell'accoglienza e della condivisione uno stile di vita.
Rivedo, sul filo della memoria, i loro volti aperti e sereni, di una bellezza fatta soprattutto di gesti e di sguardi che insegnavano a vivere e ad operare: con calma e nel profondo. Grazie!