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Una generazione in movimento
Minori immigrati tra culture e cittadinanza

Il convegno che si è tenuto lo scorso novembre presso la biblioteca regionale ho offerto l'occasione diriflettere sul tema minori immigrati e cittadinanza, prendendo in esame i vari ambiti della realtà locale interessati dalla presenza minorile dic06-pag13extracomunitaria: dal reparto di ostetricia dell'ospedale Beauregard agli asili nido, dalla scuola ai servizi che si occupano del tempo libero.
L'«essere migrante» comporta per un minore la presa in carico di una serie difattori di notevole importanza e complessità, come larottura e ricomposizione, talora traumatica e parziale, dei legami familiari, la ricerca della costruzione di una identità, il mancato riconoscimento alla famiglia di una funzione educativa, l'adattamento di strategie nell'approccio con i coetanei italiani. Allo stesso modo, non è possibile sottovalutare l'aspetto giuridico riguardante i numerosi casi dei cosiddetti "minori non accompagnati" e il loro destino al compimento della maggiore età, momento significativo anche per i giovani extracomunitari soggiornanti regolarmente.
La proposta avanzata recentemente di estendere il diritto di cittadinanza ai neonati nel nostro paese, purchè i genitori vi siano regolarmente residenti da almeno cinque anni, modificherebbe poi in maniera profonda e strutturale non solo le varie tematiche riferite ai minori, ma tutta la politica sull'immigrazione, facendo trasferire il nostro paese dall'area di quelli per i quali vige lo "ius sanguinis", il "diritto di sangue" che sancisce che un figlio di stranieri nato in Italia acquisisce automaticamente la nazionalità dei genitori, a quelli per i quali vige invece lo "ius soli", il "diritto di suolo", con conseguenze di enorme portata. Considerazioni queste che si sposano con l'analisi particolareggiata della situazione valdostana: nel giro di pochi anni, la percentuale di neonati extracomunitari nella nostra regione è praticamente raddoppiata, passando dal 6,3% del 1999 (per un totale di 68 neonati extracomunitari su 1082 nati) all'11,7% del 2005 (per un totale di 129 su 1101); occorre oltretutto sottolineare che il tasso dic06-pag13di natalità dei cittadini extracomunitari nella nostra regione si configura come uno dei più alti, in termini percentuali, dell'intero paese.
La presenza di un così alto numero di neonati extracomunitari ha di per sé richiesto la necessità di un incontro, una sorta di "compromesso" tra le strutture e i cittadini stranieri: differente a volte il modo di vivere e di intendere la gravidanza, diverse le impostazioni sulla gestione della fase di pubertà e di prima infanzia.
L'incontro tra l'istituzione scolastica e i minori extracomunitari - e le loro famiglie - è stato probabilmente quello più complesso e più gravido di possibilità: gli sforzi richiesti per l'adeguamento reciproco sono stati enormi, la presenza dei minori stranieri nelle scuole elementari e in quelle secondarie inferiori ha realmente modificato la struttura stessa dell'istituzione, richiedendo l'intervento in maniera massiccia della figura del mediatore interculturale. L'analisi delle relazioni che si instaurano tra l'istituzione scolastica ed il minore straniero permette così di dic06-pag13comprendere appieno l'importanza difficilmente sottovalutabile che la formazione culturale e l'integrazione scolastica rivestono nel processo di pieno inserimento del minore.
Altri segnali importanti derivano dalle considerazioni che si possono trarre a margine dell'analisi del comportamento degli adolescenti stranieri in spazi extrascolastici: posto che il gruppo dei coetanei è il luogo "naturale" di integrazione, è evidente che per un adolescente extracomunitario ciò significhi una messa in discussione di valori e codici tradizionali, e che ciò possa comportare momento di difficoltà nella relazione familiare.


a cura del Centro Comunale Immigrati Extracomunitari