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Medicinali scontati nelle farmacie comunali
Interventi in Bielorussia, Uganda, Brasile e Senegal


di Laura Riello


D al 15 novembre salute e risparmio vanno a braccetto. Il Consiglio comunale ha approvato una deliberazione che disciplina l'applicazione - nelle farmacie gestite dall'Azienda Pubblici Servizi del Comune di Aosta - della possibilità prevista dalla legge n. 149 dello scorso 26 luglio in merito allo sconto dei prezzi dei farmaci non rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale.
Tale iniziativa legislativa ha infatti introdotto una riduzione facoltativa, sino al 20% dell'importo, riferita esclusivamente ai farmaci da banco o da automedicazione e senza obbligo di prescrizione medica, la cosiddetta fascia C.
Nel dettaglio, l'Amministrazione comunale ha dato mandato all'Azienda Pubblici Servizi di applicare lo sconto del 5% su tutti i farmaci da banco o da automedicazione e senza obbligo di prescrizione medica; lo sconto del 20% su tutti i farmaci generici o "equivalenti" da banco o da automedicazione e senza obbligo di prescrizione medica; nonché l'individuazione autonoma di altre categorie di farmaci sulle quali applicare sconti fino al 20%, tenendo conto degli equilibri di bilancio dell'Amministrazione comunale.
Vale quindi la pena fare un po' di chiarezza sulla tipologia di farmaci in commercio e sulle buone ragioni che giustificano la sostituzione del farmaco prescritto, con quello equivalente, a prezzo più basso.

Badare alla sostanza e non all'apparenza
Per curare lo stesso disturbo è possibile trovare in commercio farmaci con nomi e prezzi diversi.
Ma ciò che distingue un farmaco non è tanto il suo "nome", quanto il principio attivo, la molecola in esso contenuta, con la sua specifica formulazione. Molti medicinali con obbligo di ricetta, il cui prezzo è interamente a carico del cittadino (farmaci di classe C), hanno uno o più farmaci equivalenti, aventi cioè la stessa composizione in principi attivi e uguale forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio e dosaggio unitario.
I farmaci equivalenti, infatti, altro non sono che farmaci per i quali il brevetto, che garantisce all'azienda che trova un principio attivo nuovo e utile di commercializzarlo in esclusiva per almeno 20 anni, è scaduto e che quindi altre aziende sono autorizzate a produrre e commercializzare lo stesso prodotto senza usare il nome che lo ha reso famoso.
Farmaci equivalenti: una scelta di convenienza
Ogni volta che si acquista un medicinale di classe C, se il medico non ha espressamente specificato che il farmaco "non è sostituibile", il farmacista è tenuto a fornire informazioni sull'esistenza di farmaci equivalenti meno costosi, se esistono, e a consigliare la loro sostituzione al cittadino. dic05-pag05
Alcuni esempi possono chiarire meglio: per gli stati infiammatori esistono in commercio 5 farmaci a base di ibuprofene che sostituiscono il comune "Moment"con un prezzo che va da 2,32 euro a 5,95 euro; oppure il paracetamolo, equivalente della più famosa "Tachipirina"; mentre per i farmaci con obbligo di prescrizione medica esistono in commercio 18 farmaci a base di lorazepam (contro l'insonnia) da 1 mg per uso orale con un prezzo che varia da 3,85 euro a 8,30 euro; o ancora, il principio attivo del conosciuto "Aulin" è il nimesulide che si trova in commercio ad un prezzo nettamente inferiore.

Un mercato poco fiorente

In Italia i farmaci cosiddetti "generici" non hanno un mercato florido raggiungendo appena il 10 % della spesa farmaceutica totale. Il nostro paese è infatti all'ultimo posto in Europa per consumo: il 30% degli italiani non li conosce, mentre in Francia o in Germania il loro utilizzo si attesta al 50% (dati AIFA - Ministero della Salute).
Le ragioni di tale insuccesso sono molteplici. Prima di tutto, pare che i pazienti abbiano una percezione sbagliata del farmaco generico; nella mente di molti un farmaco senza brand, senza marca, è "meno efficace" di quello originale. Nulla di più scorretto.
Eppure a decretare quest'errata percezione gioca un ruolo fondamentale la scelta dell'aggettivo "generico" che ha insinuato nella mente delle persone l'idea di un farmaco che non ha un'azione specifica. Certo le parole hanno il loro potere, ma intorno all'insuccesso del farmaco equivalente pesano, forse anche di più, gli interessi economici delle case farmaceutiche. Le aziende che commercializzano un prodotto traggono infatti maggior profitto dalla vendita di farmaci sotto brevetto, i cosiddetti branded.
A questo si aggiunga la tattica miope da parte delle industrie produttrici dei farmaci equivalenti che, invece di far fronte comune, tendono a combattersi tra loro per contendersi una già esigua fetta di mercato