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L'inserimento sociale delle donne straniere

di Donatella Jeantet
Coordinatrice del Centro Comunale Immigrati Extracomunitari

ÈIl lavoro di badante è tra i più richiesti dalle famiglie aostanein forte aumento anche in Valle d'Aosta il numero di donne straniere che giungono sole, principalmente dai paesi dell'Est, ma in buon numero anche dal Sudamerica (come evidenziato in Aostainforma n. 38). Dati che rispecchiano importanti cambiamenti. Se infatti l'immigrazione femminile avveniva, fino a pochi anni orsono, esclusivamente in un secondo tempo rispetto a quella maschile, cioè attraverso il ricongiungimento familiare, ora emerge con tutta evidenza una immigrazione fatta anche di donne che si spostano in autonomia in cerca di occupazione, richiamate in particolare dai bisogni di cura e collaborazione domestica di molte famiglie. La domanda di servizi domestici da parte della realtà aostana è infatti molto elevata, ed è sempre più difficile reperire risorse sul mercato del lavoro locale.
Parlare della dimensione rilevante dell'inserimento lavorativo delle donne straniere rischia però, per alcuni versi, di polarizzare l'attenzione sul binomio donna immigrata-lavoro domestico: se da un lato occorre valorizzare la funzione che le immigrate svolgono nell'assistenza delle famiglie del nostro tessuto sociale, funzione destinata peraltro ad aumentare in un prossimo futuro, e quindi a modificare l'intero assetto delle politiche a favore della famiglia in generale e degli anziani in particolare, è peraltro scorretto attribuire un valore assoluto a tale binomio.
Accanto al flusso di donne immigrate che danno risposta alla domanda di molte famiglie valdostane, si affianca l'avviamento al lavoro delle donne straniere giunte per ricongiungimento familiare. Spesso sono i motivi economici a spingere le donne a rivolgersi al mercato del lavoro valdostano, ma anche il desiderio di inserirsi più pienamente nel contesto locale.
L'inserimento delle donne nel tessuto sociale, se per alcuni aspetti è meno problematico rispetto a quello maschile, in quanto un numero consistente di esse risiede presso le famiglie che danno loro occupazione, non è tuttavia semplice: comporta difficoltà di vario genere e costi personali elevati. Molte donne si trovano, per ragioni professionali, a dover condividere lo spazio abitativo e affettivo di una famiglia che non è la loro, avendo lasciato a casa spesso, marito e figli, con conseguenze emotive a rischio e ambivalenze consistenti.
Spesso, inoltre, la condizione lavorativa presso il domicilio della famiglia che offre lavoro non consente grandi possibilità di sviluppare una vita sociale e di curare un più complessivo inserimento sociale.
Le donne vivono, come tutti gli immigrati, il senso di sradicamento e la necessità di riorientarsi in una società "straniera". I vissuti di solitudine e spaesamento accompagnano in particolare le casalinghe, specialmente quelle che vivono nei paesi di montagna, che hanno in genere figli da accudire e il marito quasi sempre assente per motivi di lavoro.
Le donne immigrate inoltre, soprattutto all'inizio del loro percorso, difficilmente dispongono della rete familiare o amicale alla quale fare riferimento, e ciò è motivo di disagio specie nei momenti critici dell'esistenza.
Le donne costituiscono allo stesso tempo l'anello più debole e più ricco di potenzialità: proprio perché profondamente coinvolte in situazioni cruciali di cambiamento quali la maternità, la cura dei piccoli, la crescita e l'educazione dei figli nel nuovo paese, il ruolo che si trovano a svolgere è quello delicato di mediazione tra i due mondi, quello di origine e quello di accoglienza, tentando di riunire in se stesse le istanze provenienti dai due ambiti per sintetizzarle in una nuova realtà.