comunita cinese

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Riflessioni sulla comunità cinese
Scuola e famiglia: molto alto l'abbandono scolastico dei giovani


All'inizio del 2006 uno studente dell'Università di Siena, Cédric Neri, ha chiesto all'associazione Solidarietà Pace e Sviluppo di aiutarlo a portare avanti una ricerca demografica sulla comunità cinese presente sul territorio valdostano.
Dalla sua ricerca emerge che la presenza della Comunità Cinese residente in Valle d'Aosta risulta numericamente esigua rispetto alle altre comunità di immigrati, rappresentando solo il 4% sul totale della popolazione straniera residente al primo trimestre del 2006. Pur mantenendo una continua e graduale crescita. È nella città di Aosta, principale centro economico-abitativo, che si concentrano la maggioranza dei Cinesi. La popolazione cinese immigrata presente è una popolazione senza anziani e con molti giovani. La maggior parte della popolazione proviene dalla campagna.
Il motivo principale della scelta di emigrare è legato alla ricerca di un'occupazione che possa migliorare la loro condizioni di vita, ma si accompagna alla curiosità e alla volontà di vedere il mondo e altri modi di vivere.
La maggior parte dei cinesi presenti sul territorio provengono dalla provincia di Zhejiang, e alcune famiglie da quella di Fujian, aree in cui la popolazione è famosa per le proprie qualità imprenditoriali. Queste due province, situate nella zona sud orientale, sono tra le più ricche della Cina.

Scuola aperta a tutti, purché meritevoli
comunita cinesePer quanto riguarda il titolo di studio conseguito, la maggior parte degli immigrati cinesi di prima generazione non ha conseguito la licenza elementare e pochi hanno la licenza media.
Il grado d'istruzione medio-basso ha una forte incidenza sulla difficoltà ad imparare una seconda lingua, nella fattispecie, l'italiano.
Escludendo i minorenni che frequentando le nostre scuole hanno una discreta conoscenza della lingua, gli adulti maschi che lavorano in ditte italiane hanno una conoscenza appena sufficiente dell'italiano mentre le donne, prevalentemente casalinghe, continuano, anche dopo alcuni anni di vita in Italia, ad avere un italiano appena comprensibile.
Le difficoltà linguistiche dei genitori si riflettono sui risultati scolastici dei figli rendendo nulla o molto scarsa la presenza dei ragazzi cinesi nelle scuole superiori.
Nella scuola si è andato affermandosi il "modello meritocratico", che accentua e crea la condizione di cultura analfabeta come cultura degli esclusi, perché per la forza dell'ideologia, l'escluso stesso accetta e condivide questo modello, decretando quindi la sua autoesclusione.
Ma giudicare con lo stesso criterio il figlio dell'analfabeta o dello straniero che non conosce l'italiano e il figlio del laureato, significa non tener conto del fatto che i risultati del lavoro scolastico dipendono dalle esperienze che il ragazzo ha vissuto prima di andare a scuola e che continua a vivere al di fuori di essa.
Se si esaminano i sentimenti che accomunano molti di coloro che hanno abbandonato la scuola è possibile ricostruire tutta una serie di costanti e reiterare umiliazioni cui la scuola li sottoponeva.
Per questi giovani era inutile andare a scuola perché non sapevano la lezione che era stata assegnata il giorno prima; il giorno in cui era stato loro assegnato il compito non avevano capito cosa il maestro volesse e si erano vergognati di sentirsi, ancora una volta, inadeguati. Preferiscono allora che la scuola li abbia rifiutati e rifiuti oggi i loro figli, perché "non hanno la testa che a giocare".
Il rischio è di non considerare l'ambiente famigliare come importante fattore di influenza sulla condotta e sui risultati scolastici degli alunni cinesi e degli alunni immigrati in genere, continuando a valutare le loro difficoltà di studio come mancanza di volontà.


Elda Tonso