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Centro per le famiglie, si pensa al futuro
Dopo la fase sperimentale è tempo di nuove strategie

Quando è stato fatto un sondaggio, il 100 per cento degli interpellati ha detto: "Questa esperienza deve proseguire". Alla fine del 2006, è finita la fase sperimentale del Centro per le Famiglie di via Monte Pasubio. Un'iniziativa congiunta di Comune, Regione, Usl, Consorzio Trait d'Union e Forum delle Famiglie, finanziata da fondi nazionali, con l'idea di dare vita a una struttura dove bimbi e adulti possono trovarsi, parlare, imparare, scambiare opinioni sulla vita famigliare. Non un servizio di garderie, ma un posto dove si arriva con i figli o i nipoti (sono molti i nonni che lo frequentano) e poi si possono conoscere persone e socializzare. Le famiglie iscritte sono in tutto 184. Entrando nella sede in un mattino qualsiasi, la cosa che si sente di più sono le voci dei bambini che giocano e si rincorrono. Dice la coordinatrice Anna Corazza: "Abbiamo puntato molto sulle centro famigliefamiglie come risorsa, anche inconsapevole". Dopo la fase sperimentale, il Comune ha affidato la gestione al Trait d'Union dal 2 febbraio al 31 dicembre di quest'anno. Nel mese di gennaio il servizio è rimasto aperto grazie alla disponibilità del Consorzio. Dopo una prima fase di valutazione che lo scorso anno ha contraddistinto la fase sperimentale, ora si ripartirà con una serie di altri periodici incontri di valutazione che impegneranno Comune, Regione (enti che hanno scelto di investire fondi in questo progetto) e Usl. Si tratta di capire cosa si vuole fare per il futuro, tenendo presente le disponibilità economiche.
La coordinatrice ha scritto una relazione per mettere nero su bianco un anno e mezzo di attività. Partendo anche da alcune considerazioni fatte dagli utenti. Ad, esempio, non è difficile sentire qualche nonno che accompagna i nipotini dicendo: "A parte il giardinetto, non c'era nessun posto in cui li potessimo portare". Corazza mette in evidenza quello che definisce "il primo punto di forza". Dice: "Gli adulti arrivano qui con i bimbi, ci sono persone di varia cultura ed estrazione sociale. Poi scoprono che lo spazio non è solo per i piccoli, che fanno in fretta a conoscersi e familiarizzare. Genitori e nonni scoprono che possono socializzare tra loro". Dice ancora Anna Corazza: "Fa piacere vedere anche molti papà, soprattutto nel tardo pomeriggio, quando escono dal lavoro". Conoscersi permette di far nascere nuovi rapporti, di parlare di situazioni comuni. "Dialogando è possibile capire che certi problemi non riguardano solo la propria famiglia - aggiunge Corazza - si scopre che sono situazioni molto più comuni di quanto si pensi. Scambiando opinioni, è possibile capire che non si è soli ad affrontare le cose, che l'esperienza degli altri può essere uno strumento davvero importante". centro famiglie
Il rapporto con altre persone permette anche di far nascere iniziative spontanee. Capita di sentire utenti che dicono: "Era da tempo che volevo fare una cosa del genere". Dice ancora Corazza:
"È capitato con una signora che lavorava a maglia quando portava il nipotino. La cosa ha incuriosito, e lei si è resa disponibile a insegnare a tecnica". Altre attività sono più specifiche, come quelle curate dall'Usl. Spiega Corazza: "Penso agli incontri con le famiglie che hanno una bimba o un bimbo in affido". Oppure l'iniziativa del massaggio del bambino fino a nove mesi: "Ci sono esperte che insegnano la tecnica alle mamme" dice la coordinatrice del Centro per le famiglie. Non mancano gli stranieri, come le donne dell'associazione "Uniendo Raices" dell'America latina, che hanno chiesto di poter organizzare un doposcuola per i loro figli. Dice Corazza: "A quel punto donne arabe ci hanno proposto di fare una cosa simile per i loro figli, perché anche loro hanno la necessità di familiarizzare con italiano e francese". Per il futuro, secondo la coordinatrice i punti di sviluppare sono il servizio di informazione ("bisognerà lavorare sulla rete attraverso il territorio" sostiene Corazza), e la possibilità di organizzare incontri con esperti. Altri dati del questionario anonimo fatto lo scorso anno: il 27 per cento degli utenti è laureato, il 53 per cento è diplomato, il 55 per cento è arrivato in via Monte Pasubio su consiglio di chi era già lo frequentava, il 98 per cento di chi usa il Centro lo ha consigliato ad altre famiglie.


Gianpaolo Charrère