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Mediazione interculturale

A supporto della comunicazione


di Samira Abodaber


La figura del mediatore interculturale è nata in Valle d'Aosta con il progetto "Cavanh", uno dei quattro progetti di interesse regionale previsti dalla legge 285/97, realizzato tra il 1999 e il 2001.
La mediazione interculturale è un tipo particolare di comunicazione in cui la figura del mediatore si colloca come terzo tra operatore ed utente, i quali appartengono a mondi culturali e linguistici differenti. Collocarsi come terzo per garantire una migliore comunicazione significa però affrontare una serie di problemi tecnici fondamentali, in primo luogo quello della traduzione. Per il mediatore infatti "tradurre" significa produrre un nuovo discorso, in quanto più che svolgere una traduzione letterale è necessario fungere da "ponte" tra operatore ed utente, facilitando la comunicazione tra i soggetti coinvolti e permettendone la reciproca comprensione.
Il ruolo di mediatore pone perciò in evidenza la centralità della relazione di fiducia con l'operatore e la capacità di "accordare" il tipo di traduzione richiesta al contesto nel quale ci si trova (visite mediche, incontri tra insegnanti e genitori, interventi in ambito legale-giudiziario). Il mediatore può essere incaricato di trasmettere dei messaggi di ordine tecnico-sanitario, sociale, di regole scolastiche, e dovrà quindi aderire il più possibile alle modalità comunicative proposte dall'operatore e dall'utente, perché le difficoltà di comunicazione possono riguardare sia la comprensione del linguaggio tecnico, spesso sconosciuto apr05-pag15dall'utente, che l'uso di un linguaggio limitato composto da termini correnti ma anche da concetti culturali e da un linguaggio non verbale che, spesso, può dar adito a fraintendimenti. Ad esempio, durante i colloqui spesso l'atteggiamento, lo sguardo e il silenzio di una donna d'origine araba sono scambiati per disinteresse, mentre si tratta piuttosto di una forma di pudore; allo stesso modo, variano i concetti di salute e di malattia, perché una madre marocchina può considerare simbolo di benessere e salute il figlio che per i canoni del pediatra è considerato grasso. Quindi, il mediatore interculturale deve poter agevolare il flusso di comunicazione per essere utile alla "contestualizzazione" del vissuto degli utenti stranieri. Inoltre, la sua funzione è utile strumento per chiarire alle persone straniere l'organizzazione dei servizi e aiutarle ad accedervi senza ansie e con maggiore conoscenza delle prestazioni che vengono offerte. In Valle d'Aosta gli ambiti privilegiati del lavoro di mediazione sono i servizi scolastici e quelli socio-sanitari. Altri servizi, come la giustizia, chiedono a volte l'intervento del mediatore, per ruoli da interprete e per fornire informazioni e orientamento ai connazionali.
Negli ultimi anni gli alunni di nazionalità straniera sono aumentati. La maggior parte sono stati iscritti a scuola poco tempo dopo il loro arrivo nella regione, senza conoscere l'italiano: il mediatore si preoccupa quindi di fare la prima accoglienza, di fornire un servizio di supporto complementare all'attività di insegnamento, utilizzando principalmente la lingua madre per facilitare la comunicazione con gli insegnanti e i compagni e consentire l'inserimento nel nuovo contesto. In sostanza, il mediatore scolastico si propone di favorire, da un lato, i genitori per una migliore comprensione delle regole di funzionamento della scuola in modo che possano seguire l'andamento scolastico dei figli; dall'altro di condurre gli insegnanti ad avere una migliore comprensione dei problemi che riguardano gli alunni stranieri attraverso una conoscenza più approfondita degli elementi culturali e familiari.