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Un teatro a sala unica

I ritrovamenti archeologici cambiano lo "Splendor"


di Gianpaolo Charrère


Marzo 2005, il progetto di ristrutturazione dell'ex cinema Splendor di via Festaz cambia pelle. Non più due sale, una grande ed una piccola adibita a cinema, come previsto dal progetto originario. Il cambio di rotta è avvenuto, come si legge in una delibera approvata dalla Giunta regionale il 21 marzo, "per individuare una nuova dislocazione dei locali tecnici imposta dai ritrovamenti archeologici". Il Consiglio comunale, nell'ultima seduta del mandato, ha approvato il nuovo accordo con la Regione, che ha sostituito il testo originario che aveva ricevuto il via libera alla fine del 1999.
La vicenda dello stabile, realizzato nel 1954 dall'architetto torinese Levi Montalcini, è cominciata nel 1990, quando le due sale cinematografiche, che caratterizzarono l'ultimo periodo di attività, furono chiuse. Si arrivò al 1997, quando la giunta regionale affidò l'incarico per il progetto di ristrutturazione, approvato nella sua veste definitiva, il 6 dicembre 1999, con un impegno di spesa di 22 miliardi delle vecchie lire. L'idea era ambiziosa, e puntava alla realizzazione di una sala grande, da 684 posti, parallela a via Festaz. Nel sottosuolo si pensava di ricavare un altro ambiente, da 192 poltrone, destinato a cinema. Il tutto completato da una "torre" in metallo e vetro, collocata nell'angolo sud orientale dell'edificio, quale ingresso del nuovo "centro aggregativo culturale" di Aosta. La Regione aggiudicò l'appalto a un consorzio di tre imprese nell'agosto del 2000. apr05-pag08
Il colpo di scena è arrivato nel luglio 2004, quando la Giunta regionale ha approvato una variante al progetto iniziale, "prendendo atto - si legge nel documento - che per ottemperare alle disposizioni di tutela archeologica era indispensabile la redazione di una nuova perizia, basata sulla conversione della sala cinematografica a volume tecnico, in sostituzione del secondo piano interrato, la cui esecuzione avrebbe comportato onerosi impegni finanziari". La scelta di cambiare strada rispetto all'idea iniziale è stata presa per "conservare e valorizzare, nell'ambito dei lavori di ristrutturazione, le strutture di epoca Romana e Tardoantico, di notevole interesse archeologico, utili a precisare la definizione urbanistica di Augusta Praetoria". Nella delibera approvata dalla Giunta si fa riferimento anche alla necessità di prevedere modifiche rispetto alle forniture previste in appalto, a causa "dell'intervenuta obsolescenza della meccanica di scena, poiché le scelte progettuali fatte nel 1997 sono risultate datate e comprendenti, al giorno d'oggi, componenti fuori produzione". Nel documento si fa menzione anche "della necessità, derivata dai ritrovamenti archeologici, di realizzare, nell'area esterna, un unico piano interrato, di dimensione più limitate, e di rinunciare alla sala cinematografica, comunque non utilizzabile contemporaneamente alla sala teatrale per specifica prescrizione della Commissione di vigilanza dei locali di pubblico spettacolo". La Giunta regionale ha messo l'accento anche "sull'esigenza di un nuovo studio acustico per la sala teatrale, determinata dall'intervenuta demolizione di una serie di pilastri (¿) della vecchia sala cinematografica". Quest'intervento permetterà una più razionale disposizione delle poltrone, con aumento della capienza.