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Editoriale
Una rete territoriale d'assistenza e solidarietà

Gianni Rigo
Assessore alle politiche sociali
L' apr04-pag03editAssessorato regionale alla Sanità, Salute e Politiche sociali, d'intesa con il CELVA (Consorzio degli Enti Locali) e con la collaborazione del Terzo settore sta disegnando le linee del nuovo welfare della Valle d'Aosta. Una recente delibera della Giunta regionale ha dato il via alla stesura delle linee guida per la realizzazione dei piani di zona. Si tratta dell'ambito territoriale (il distretto sanitario) più adeguato per rispondere meglio ai bisogni della gente, ed è lo strumento, di programmazione socio-sanitaria, strategico per la gestione dei servizi alla persona.Tutto ciò non nasce a caso, ma è frutto di una lungimirante produzione di leggi nazionali e regionali. In particolare, la legge nazionale n. 328 del 2000 'Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali' fortemente voluta dall'allora governo di centro-sinistra e seguita con tenacia e pazienza dall'ex ministro Livia Turco, la legge regionale n. 18 del 2001 'Approvazione del piano socio-sanitario regionale per il triennio 2002-2004' e la legge regionale n. 12 del 2002 'Individuazione delle funzioni amministrative di competenza della Regione ' e disposizioni in materia di trasferimento di funzioni amministrative agli Enti locali':
Questa necessaria elencazione di leggi sta a significare un processo lungo e difficile per individuare correttamente una chiara direzione di marcia. Ed è quella di una riforma 'federalista'. Uno stato sociale regionale e comunale il cui obiettivo è organizzare un sistema di servizi in grado di accompagnare le persone lungo tutto l'arco della vita: nelle situazioni di difficoltà conclamata ma anche, in quei momenti di difficoltà temporanea che possono richiedere sostegno e aiuto, così come nelle situazioni di 'normalità'. Alla base di quelle che saranno le linee guida ci dovrà essere il fondamentale principio dell'universalismo; ciò significa che il sistema pubblico garantisce a cittadine e cittadini una risposta ai bisogni senza interventi privatistici di tipo assicurativo. Un diritto d'assistenza per tutti, garantito dal Comune di residenza ed estensibili a persone occasionalmente presenti o temporaneamente dimoranti sul territorio regionale. In campo oggi ci sono due visioni politiche, due idee di società: semplificando si può dire che una privilegia le libertà individuali, l'altra, le pari opportunità per tutti, assicurate da uno Stato, da una Regione in questo caso, che si fa garante, in prima persona, del raggiungimento di tale obiettivo.
Le Istituzioni valdostane e le forze sociali stanno lavorando per disegnare uno stato sociale che sia fatto di ammortizzatori sociali, di una rete integrata di servizi sociali e sanitari che siano di accompagnamento e di sostegno alla normalità della vita della persona, d'integrazioni al reddito per chi è sotto la soglia di povertà, di sostegni alle responsabilità famigliari per la cura e la crescita dei figli. In questo nuovo scenario il ruolo del Comune è centrale. E' il vero protagonista della riforma dei servizi sociali. Dalla progettazione alla realizzazione degli obiettivi, dalla pianificazione degli interventi all'erogazione delle prestazioni, perché per il Comune governare significa prima di tutto conoscere la città, recensire i bisogni, cogliere i punti di sofferenza, ricondurre le molteplicità della sua trama sociale ad un'idea d'unità. Chi ha seguito un po' in questi anni il lavoro della nostra Amministrazione cittadina (ed alcune pagine di questa rivista ne sono testimonianza) sa che ci guida il principio della comunità, ovvero di una città non disgregata, con un tessuto sociale che non si strappa, non si smaglia perché reggono ancora e, anzi, si consolidano i valori di solidarietà. Non è stato facile, non è tuttora facile poiché tutti noi, singoli o associati, siamo sempre un po' gelosi di quello che facciamo. Eppure, l'idea che insieme, istituzioni, associazioni, volontariato cattolico e laico siano un tutt'uno, affinché ad Aosta nessuno debba sentirsi solo e abbandonato, si è concretizzata e si sta traducendo in programmi di assistenza, d'integrazione e di ascolto.